LA POLITICA ALTROVE
Progetto di formazione per i gruppi di volontariato
internazionale giovanile

Bergamo, novembre 2006 – gennaio 2007

a cura di Associazione Millepiani
Ufficio Pace Comune di Bergamo
Servizio Giovani Comune di Bergamo
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Negli ultimi anni il volontariato ha assunto sempre di più la forma privilegiata dell’espressione politica nei giovani e non solo. Dopo che i partiti hanno smesso di essere il punto di riferimento naturale della politica, la politica si è dispersa e frammentata nei territori assumendo forme molteplici. Oggi il volontariato nelle sue espressioni più varie e contraddittorie, con il suo carattere di immediatezza e praticità, è diventato il modo principale con cui un giovane cerca di rendersi utile a una comunità e attraverso cui costruisce il senso della propria coscienza civile e politica. Noi stessi abbiamo attraversato queste esperienze, e ne conosciamo la grande capacità di mobilitazione di energie e motivazioni. Le esperienze di volontariato internazionale in questo senso, sia per il contesto in cui avvengono, sia per le loro implicazioni di incontro/frattura culturali, assumono un carattere di coinvolgimento che è ancora maggiore. Tuttavia queste esperienze hanno una ricchezza e un interesse che molto spesso non viene sufficientemente valorizzato e rielaborato. E’infatti molto difficile, anche e soprattutto per chi ne è interno, riuscire a passare dal registro del coinvolgimento personale (personale) a quello della rielaborazione collettiva (politico), che è invece necessaria per riuscire a condividere e a rendere utile quell’esperienza anche a chi non c’è stato. Per questo proponiamo un percorso che tenti di sciogliere alcune delle riflessioni (tra le tante possibili) che da queste esperienze possono svilupparsi. I nodi che abbiamo individuato e sui quali vi proponiamo di lavorare sono due: quello della sostenibilità e quello della strumentalità.

SOSTENIBILITA'
Negli ultimi anni una sempre più vasta critica ha messo in luce il problema della sostenibilità e dell’efficacia di molte azioni di cooperazione allo sviluppo che hanno visto come beneficiari vari paesi del terzo mondo o cosiddetti “poveri”. Invasività, progetti pensati altrove e gettati a cascata, beneficiari passivizzati, cattivo utilizzo delle risorse sono solo alcune delle conseguenze a cui un cattivo progetto di cooperazione può andare incontro. Molti sostengono che un’azione di cooperazione può non solo essere inefficace, ma persino risultare dannosa in alcuni casi.
Tutto questo deve interrogare innanzitutto le ong (oltre ai politici e alle autorità internazionali) e i loro modelli organizzativi ma pone anche delle riflessioni di carattere più generale a tutte quelle associazioni o comitati che si trovano a dover affrontare una qualunque esperienza di volontariato internazionale. Che tipo di elementi culturali e sociali vengono coinvolti nell’incontro con una comunità “altra”? Che tipo di chiavi di lettura, di attenzioni, di quadri simbolici vengono messi in campo? Quale il confine tra attenzione alla e provocazione della diversità?

STRUMENTALITA'
Per uscire dal nefasto e narcisistico binomio del volontario buono e filantropico che va ad aiutare il “bisognoso” soggetto debole e vittimizzato è necessario impostare una riflessione su quello che è il quadro motivazionale che spinge sempre più giovani ad intraprendere un’esperienza di volontariato internazionale all’estero.
Scrive Erri De Luca sull’esperienza degli italiani in Bosnia: “Nell’impressionante andirivieni di migliaia di nostri c’ero anch’io. Ma non so più riandare a quell’esperienza con serenità. Gli italiani in Bosnia sono stati popolo fraterno a fianco di un popolo straziato. Non un’agenzia di aiuti umanitari, ma umanità, mani, abbracci, manna piovuta con affetto, poi pure un retrovia di rifornimenti. Non volevano riconoscimenti, rimborsi, non si sono fatti censire, né incensare. E’stata la più vasta e spontanea pratica di solidarietà popolare.” Un aiuto può essere gratuito, ma mai è disinteressato, perché esprime anche un bisogno di relazioni, di “fare società”, di dare senso alla propria esistenza. Di fronte a una politica sempre più inaridita e tecnica, un’esperienza di volontariato internazionale è un’esperienza che il più delle volte riesce a dare corpo, concretezza, rapporti umani, calore, sensualità, coinvolgimento, emozioni…esattamente tutto quello che nelle relazioni atomizzate e individualizzanti della nostra società è sempre più difficile trovare. Ma allora chi è che prende e chi dà in una relazione del genere? Che tipo di relazione è quella in cui si attraversa “strumentalmente” un luogo per dare senso al proprio stare nel mondo?

ORGANIZZAZIONE DEL PERCORSO
Quattro incontri in forma laboratoriale animati da Luigi Ubbiali