LA TRASFORMAZIONE IN-POLITICA
NONVIOLENZA E TRASFORMAZIONE SOCIALE
Laboratorio formativo sulla città
Bergamo, ottobre 2006 – maggio 2007
a cura di
Associazione Millepiani
Associazione Antigone
Fondazione Serughetti-La Porta
Ufficio Pace Comune di Bergamo
Con il patrocinio della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università
degli Studi di Bergamo
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Che tipo di sfide pone l’epoca contemporanea a una cultura della pace che vuole darsi come obiettivo la trasformazione dell’esistente? Che tipo di strumenti offre la politica per cambiare, trasformare, migliorare la società nella quale viviamo? Come può l’impegno sociale riscoprire la propria natura intimamente politica? Questo percorso di formazione e di approfondimento culturale, destinato a tutte quelle persone che lavorano, vivono e attraversano l’arcipelago del sociale della nostra provincia, vuole analizzare e riflettere sulla trasformazione delle forme della partecipazione sociale e della democrazia del nostro territorio. Una riflessione teorica, composta da cinque lezioni di docenti e intellettuali di livello internazionale, verrà accompagnata da una serie di interventi sulle emergenze sociali della nostra città (immigrazione, lavoro, crisi dello spazio pubblico…) tenuta da esperti locali e da un laboratorio di formazione dove i partecipanti al corso rifletteranno e rielaboreranno le proprie esperienze associative e politiche esplorandone i nodi critici e le possibilità di trasformazione.
Obiettivo del corso è riuscire a riannodare una riflessione teorica “macro” rigorosa e competente, che riesca ad analizzare i processi politico-sociali di trasformazione delle nostre democrazie, con la microfisica delle relazioni soggettive ed esistenziali del territorio. Con Ida Dominijanni, Enrico Euli, Sandro Mezzadra, Paola Zaccaria e Rada Ivekovic
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ARTICOLAZIONE DEL PERCORSO
25 ottobre 2006
Presentazione del corso
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15 novembre 2006
CONFERENZA: POLITICA E DEMOCRAZIA: crisi della politica e mutamenti
della soggettività. La crisi della politica contemporanea si configura essenzialmente come crisi delle forme della democrazia rappresentativa e come erosione dello spazio pubblico. Questa crisi si accompagna a profondi mutamenti delle soggettività culturali e politiche.
Ida Dominijanni, Università di Roma Tre
18 novembre 2006 - sabato pomeriggio
LABORATORIO sui temi della politica e della democrazia
26 novembre 2006 - domenica l'intera giornata
EMERGENZA: la città e la socialità/il disagio
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7 dicembre 2006
CONFERENZA: IL CONFLITTO: pervasività/rimozione del conflitto e legittimazione della violenza.
Il conflitto é un tema sempre più rimosso dal punto di vista culturale ma allo stesso tempo sempre più pervasivo della nostra quotidianità. La rimozione del conflitto legittima la violenza come modalità prevalente della sua gestione.
Enrico Euli, Università di Cagliari
16 dicembre 2006 - sabato pomeriggio
LABORATORIO sul tema del conflitto
28 gennaio 2007 - domenica l'intera giornata
EMERGENZA: la città e il carcere
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23 febbraio 2007
CONFERENZA: LA POLITICA: i limiti dell'evoluzione politica tra istituzioni, movimenti e realtà sociali. L’espressione della politica, sia istituzionale sia di movimento, non sempre sembra essere in grado di rispondere ad una domanda di trasformazione della realtà. Accanto alla crisi delle forme delle politica novecentesca una magmatica realtà di impegno sociale (volontariato, terzo settore) è esplosa sui territori: ma è ancora pensabile un progetto universalistico?
Sandro Mezzadra, Università di Bologna
3 marzo 2007 - sabato pomeriggio
LABORATORIO sul tema della politica
11 marzo 2007 - domenica l'intera giornata
EMERGENZA: la città e il lavoro
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20 aprile 2007
CONFERENZA: L’IDENTITA’: un necessario, quasi “propedeutico”, sguardo sprovincializzante sul tema dell’identità, una riflessione teorico/politica chiaramente situata, che faccia propri i punti di vista dei Postcolonial e Cultural Studies evidenziandone fratture, limiti e potenzialità. Un’occasione ed un esercizio di risemantizzazione dei significanti che strutturano il dibattito sull’identità, punto di partenza obbligato per qualsiasi approccio politico/critico al tema.
Paola Zaccaria, Università di Bari
28 aprile 2007 - sabato pomeriggio
LABORATORIO sul tema dell'identità
22 aprile 2007 - domenica l'intera giornata
EMERGENZA: la città e le migrazioni
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25 maggio 2007
CONFERENZA: L’IDENTITA’ E LA POLITICA: crisi delle identità politiche e frammentazione delle identità culturali.
La crisi della cultura politica si esprime anche in un esaurirsi delle identità politiche in identità culturali, impedendo la formazione di spazi pubblici dialogici atti ad una promozione di riconoscimenti plurali. Ne risultano una devastante esplosione di identità autosignificanti e di forme di esclusione e di ostilità verso l’altro.
Rada Ivekovic, Università di Saint-Etienne
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QUADRO GENERALE
Una riflessione che cerchi di affrontare in modo complesso e problematico il tema della guerra e, su un orizzonte più vasto, della pervasività della violenza sui nostri territori, deve porsi in una angolatura fortemente situata. Deve infatti smarcarsi da prese di posizione esclusivamente di rifiuto etico, come di calcolo dell’efficacia/inefficacia; assumendosi invece l’irrinunciabile sforzo di una rilettura delle denotazioni contemporanee del significante “guerra”. Oggi la guerra infatti si manifesta come diffusa, disciolta tra le coordinate spaziali e temporali che intessono la trama della nostra quotidianità. Non vi è più un fronte, una linea di guerra definita, il nemico non è più uno stato ma il terrorismo, che si può trovare in Iraq, in Afghanistan, in Cecenia, ma anche in Palestina o in qualche gruppo di immigrati clandestini del nord Italia o degli Stati Uniti. L’obiettivo non è più la difesa di un territorio, ma il continuo sforzo di assicurargli una sicurezza preventiva. Questa nuova riarticolazione impone di considerare la guerra ed il suo carico di violenza non solo nei loro aspetti distruttivi, ma anche in quelli costruttivi, di intelaiatura simbolica della microfisica delle contemporanee dimensioni sociali ed individuali. Si pensi alla polverizzazione, all’emergenza identitaria e culturalista che sta investendo il panorama politico negli ultimi anni. La guerra insomma, con il suo carico di violenza fisico/simbolica, si incunea in tutte le manifestazioni che caratterizzano le nostre identità politiche e sociali. Ecco che allora parlare di nonviolenza significa oggi parlare di politica, o meglio della crisi che la investe, nella sua dimensione più stratificata e plurima.
Il corso che proponiamo, rivolto a tutti i soggetti che caratterizzano il proprio transitare ed agire in città con un’attenzione alla dimensione socio/politica, vuole partire infatti dal cercare di riannodare la dimensione dei processi politico/sociali micro, che modellano le nostre esperienze, anche le più intime, con una dimensione macro, di vasta portata, che vada ad interessare processi complessi ed eterogenei e che interroghi direttamente la natura della politica contemporanea e il rapido esaurirsi delle coordinate fondamentali del paradigma della modernità. Il cambiamento dello stato, delle classi sociali, del potere di identificazione simbolica delle ideologie, il carattere costituente e strutturante, socialmente e culturalmente, della guerra contemporanea non possono essere considerate questione di puro interesse teorico-accademico, ma sempre di più debbono essere colte nel loro intersecarsi direttamente con la microfisica delle relazioni del nostro territorio. Ci sembra quindi caratterizzante il fatto di volere tenere insieme una riflessione “alta” sullo statuto della politica contemporanea con il necessario interesse per il modo in cui questi cambiamenti vengono messi in atto, spesso in modo inconsapevole, per nulla mediato da filtri politico/culturali, dagli attori che sul nostro territorio lavorano e si interessano allo spazio sociale e politico. Tentativo di cucitura complesso, la cui difficoltà nel tenere intrecciate queste due dimensioni non è soltanto sintomo di complessità organizzative, di settorialità formative o di incomunicabilità tra linguaggi specifici; è, cercando un ripiegamento riflessivo, l’oggetto stesso, il contenuto strutturante di una riflessione sulla crisi della politica, e ancor di più della cultura politica. Una politica sfiancata dal fiato corto, che non cerca più una lettura profonda dei territori sui quali impatta, che li esige trasparenti e auotosignificanti, che ha abbandonato, disfandosene con irresponsabile leggerezza, qualsiasi narrazione ideologica universalistica; riducendosi così a mera amministrazione del presente, che non ha quindi nessuno spazio di legittimazione per una trasformazione sociale. La chiusura dell’orizzonte del possibile, di una tensione “profetica” (per dirla con Tronti), sull’aspettativa quotidiana individualistica non riesce a trascendersi dal proprio particolarismo, non riesce a staccarsi dalla chiusura e limitatezza del proprio punto di vista. La mancanza di riuscire a ricucire l’esistenza individuale con la Storia e la progettualità sovra-individuale è la perdita di un linguaggio che riesca a trascendere la dimensione del quotidiano e del contingente. Non c’è un linguaggio che riesca a mediare la concretezza del sociale e la necessità dello sguardo distaccato della riflessione teorica così come non c’è un modo per riuscire a tenere insieme le complesse riflessioni sui cambiamenti epocali della politica con la preziosa sensibilità dello sguardo della concretezza del sociale. E’per questo che riflettere sui cambiamenti e sulla crisi della politica attraverso la microfisica degli operatori del sociale - forse e paradossalmente - finisce per essere un punto di vista privilegiato (ancorché rischioso) che include già da sé l’oggetto del proprio discorso. La mancanza della dimensione propriamente politica (e quindi del cambiamento) dal nostro orizzonte concettuale si vede innanzitutto proprio dalla mancanza di un meta-linguaggio che riesca a mettere insieme le diverse forme dell’impegno nel quotidiano e nel concreto dello spazio pubblico con il necessario sguardo riflessivo e teorico che riesca a trascendere la limitatezza della contingenza individualistica. La difficoltà di riuscire a progettare un corso che tenga insieme queste due sensibilità è forse già un segno dell’oggetto del nostro discorso.
NATURA E FINALITÀ DELLA PROPOSTA
Per dare attuazione alla riflessione precedente il corso si struttura su un duplice livello, con un correlato duplice livello di partecipazione. Vi sarà una dimensione prettamente formativa, caratterizzata da una modalità laboratoriale, in cui si cercherà, attraverso il dispositivo di un “dire sul fare”, di attivare una circolarità virtuosa fra la dimensione della teoria e quella della prassi. La formazione altro non è infatti che il tentativo di ri-nominare, ri-significare, ri-orientare il fare, che è l’oggetto attorno al quale avviene l’incontro formativo. Il “dire sul fare” della formazione si inserisce in un circolo che si pone l’obiettivo di trasformare (dare nuova forma) il dire implicito del fare stesso e, di conseguenza, le prassi che su questo dire poggiano le proprie basi. Una tale dimensione, attenta al tessuto sottile e fino dell’agire sociale bergamasco, potrà definirsi e strutturarsi nella propria complessità, solo se inserita in una ulteriore dimensione, rigorosamente teorica, caratterizzata da una modalità conferenziale. Questa seconda dimensione, che si crede debba essere di alto profilo teoretico e caratterizzata da un respiro sprovincializzante le quotidiane categorie della nostrana riflessione politica, risulta infatti determinante, oltre che per stimolare le rielaborazioni laboratoriali, per porsi come punto di riferimento, ma anche pungolo provocatorio, del dibattito politico nella città. Tale dimensione si concentrerà attorno al tentativo di ri-articolare i tre nodi che ci paiono portanti della riflessione che fa da sfondo e sorregge il corso, e cioè:
CONFLITTO. E’ un tema sempre più rimosso dal punto di vista culturale e paradossalmente sempre più pervasivo della nostra quotidianità. Ma tale rimozione dall’orizzonte culturale non lo elimina, bensì legittima la violenza come prevalente modalità della sua gestione. Conflitto, violenza e guerra necessitano di una rideclinazione reciproca, per poter permettere al primo di riemergere come pratica necessaria al cambiamento.
IDENTITA'. La crisi della cultura politica spesso si esprime in un esaurirsi delle identità politiche in identità culturali, impedendo la formazione di spazi pubblici dialogici atti ad una promozione di riconoscimenti plurali. Ne risultano una devastante esplosione di identità autosignificanti ed un impellente bisogno di appartenenze rassicuranti; correlati sempre più spesso da forme di esclusione e di ostilità verso l’altro. Tale “emergenza identitaria” rivela tutta la propria complessità se inserita nei processi di globalizzazione, che minano alle fondamenta le originalità e le specificità culturali, livellandole sui bisogni di mercato e di consumo.
POLITICA. La nuova veste della politica (dalla fine dei partiti in poi) non sembra in grado di rispondere ai nodi critici che questo mondo pone di fronte a tutti noi: al contrario essa sembra colludere con essi. Anche i movimenti, d’altro canto, non sembrano ancora in grado di offrire un nuovo sguardo alla politica per ciò che riguarda la concezione del potere, dei processi decisionali, delle pratiche e delle tecniche. Accanto a questa doppia crisi delle forme più o meno istituzionali di azione politica, prolifera una magmatica realtà di impegno, di prese di responsabilità dei territori, sintomo di un’esigenza d’investimento personale, ma che non riesce ad elevarsi verso una dimensione più ampia di progettualità politica e di orizzonte di cambiamento; ancora, un impegno che non sa leggersi come profondamente politico o, meglio, nella sua intimità, biopolitico.
DESTINATARI
La natura e la finalità della proposta presentano quindi due possibili livelli di partecipazione e di relativi target. La dimensione propriamente formativa (che comporta quindi anche una componente laboratoriale) è rivolta in particolar modo a soggetti appartenenti al circuito delle associazioni e dei gruppi attenti alla dimensione socio-politica della città. Pensiamo in particolare a quelle realtà che in città tessono la socialità del territorio, promuovono iniziative e sensibilità nei confronti della qualità delle relazioni sociali, si interessano di questioni “specifiche” e “nodali” che necessitano però di un rimando a dimensioni di più vasta portata, come i temi della democrazia, della partecipazione, della giustizia sociale della città. Tale tipologia di destinatari, che tendenzialmente esclude i “professionisti” del sociale, richiede però una declinazione flessibile, in quanto l’azione sociale sul territorio spesso si esprime in forme ibride, per le quali è difficoltoso un lavoro di demarcazione tra la dimensione volontaria, di cooperazione o ancora di studio. Sarà quindi utile individuare luoghi privilegiati all’interno dei quali intercettare soggetti portatori di interesse nei confronti del percorso; l’Università e il diffuso arcipelago della cooperazione bergamasca non potranno sicuramente essere esclusi da tale mappatura. Un’ulteriore specificazione del target sarà costituita da una tendenziale variabile generazionale. Si intende infatti rivolgere, indicativamente, il percorso a soggetti di età compresa tra i 20 e i 40 anni.?La dimensione laboratoriale si caratterizza infine per una componente numerica: verranno costituiti laboratori con un tetto massimo di partecipanti da fissare a quota 20 (per ciascun laboratorio). Tale limitazione risulta necessaria per permettere l’attivazione delle potenzialità dell’esperienza formativa. La dimensione teorica, caratterizzata quindi da una serie di interventi pubblici nella modalità di lezioni frontali con possibilità di dibattito, vede l’intera città come potenziale destinatario. Al fine di rendere il corso il più accessibile e fruibile possibile si pensa di approntare una duplice modalità di pubblicizzazione. Una a largo raggio, rivolta soprattutto alla dimensione conferenziale, ed una invece mirata, che si presenti quindi come un tentativo, attraverso contatti il più possibile diretti ed informali, di stimolazione di interesse e di esigenze nei confronti del corso.
STRUTTURA E METODOLOGIA DEL CORSO
Durante il corso i partecipanti si sposteranno in diverse stanze, ognuna con una propria specificità:
LE TEORIE. Interventi di docenti che portino un consistente contributo teorico sui nodi teorici determinanti la nostra riflessione politica di riferimento (crisi della politica, identità, conflitto). La modalità è quella classica della lezione frontale. Servono a dare una base teorica, a scardinare categorie logore e ad offrire spunti per proseguire la riflessione in ambito laboratoriale o in autonomia. Tale stanza del percorso è ovviamente quella caratterizzata dalla partecipazione più ampia, aperta anche a coloro che non seguiranno il percorso anche nella sua componente laboratoriale. Tali livello e apertura delle docenze possono considerarsi fattori motivanti e gratificanti per la partecipazione al corso, che non consegna in sé qualifiche. D’altra parte, un tale accento dato alle docenze, se non ben gestito dai formatori in sede di riassunzione dei contenuti teorici in fase laboratoriale, può sbilanciare il lavoro degli stessi.
LE EMERGENZE. Interventi di testimoni che spieghino in che modo alcune emergenze sociali (l’immigrazione, il lavoro…) possano rappresentare un interessante e cruciale punto di osservazione rispetto ai temi portanti del corso. Servono, oltre che come de-strutturanti chiavi di lettura, per calare nella realtà sociale, anche quella bergamasca, le tematiche del corso e per cominciare a cogliere alcune prime connessioni fra queste e le pratiche dei gruppi e delle associazioni. Tale stanza permette il recupero alla partecipazione di soggetti più ibridi, portatori di saperi che non necessariamente si occupano di volontariato o soggetti significativi che si avvicinano e confluiscono nel corso su/con aspetti e contributi specifici.
LE PRATICHE. Incontri condotti da formatori al fine di elaborare i temi del corso, intrecciarli con le esperienze e le pratiche associative, esplorare i nodi critici, i significati, i vincoli e le possibilità di cambiamento e di trasformazione degli sguardi e delle pratiche, monitorare l’andamento del percorso nella sua complessità.
Le diverse stanze si dispongono in un rapporto dialogico, fatto di rimandi, di sollecitazioni e di domande reciproche, in sintonia con l’ipotesi formativa che prevede una circolarità fra teoria e prassi. Questa contemporaneità fra i tre livelli è anzitutto epistemologica ancora prima che organizzativa e chiede pertanto, anche laddove dal punto di vista operativo le stanze risultano distinte nel tempo e nello spazio, la costruzione di connessioni, di analogie, di legami di senso che ne permettano la ricomposizione.